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	<title>Alternativa Ribelle</title>
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		<title>Dall&#8217;America Latina all&#8217;Europa&#8230;il futuro non è scritto!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 15:07:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alternativaribelle.it/wp-content/uploads/2012/02/cile_gc.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-88" title="cile_gc" src="http://www.alternativaribelle.it/wp-content/uploads/2012/02/cile_gc-723x1024.jpg" alt="" width="723" height="1024" /></a></p>
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		<title>Condivisione, non profitto!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 23:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando è stato chiuso Megaupload mi sono ricordato di Napster, il primo sistema di peer-to-peer nato nel 1999. Napster ha rappresentato anche il primo attimo di smarrimento per chi, mentre il web diventava fenomeno di massa, iniziava a sperimentare la possibilità di condividere materiale virtuale, quando il 24 settembre 2001 un giudice ordinò ai server [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando è stato chiuso Megaupload mi sono ricordato di Napster, il primo sistema di peer-to-peer nato nel 1999. Napster ha rappresentato anche il primo attimo di smarrimento per chi, mentre il web diventava fenomeno di massa, iniziava a sperimentare la possibilità di condividere materiale virtuale, quando il 24 settembre 2001 un giudice ordinò ai server Napster di chiudere l&#8217;attività e pagare un indennizzo di 26 milioni di dollari. L’accusa: violazione di copyright. Ed è qui il fulcro della questione, la volontà da parte delle major produttrici e distributrici di musica, video, programmi e quant’altro di mantenere in piedi il sistema di profitto che le ha fatte arricchire nel novecento, pretendendo che i prodotti culturali non possano avere libera circolazione anche dopo averne pagato il prezzo. Ma la rete ha i suoi anticorpi ed ha sempre trovato il modo di rigenerarsi aprendo nuove strade che di fatto rendono impari la lotta per gli organismi di controllo. E’ successo e succederà di nuovo, ma intanto il 19 gennaio Megaupload è stato posto sotto sequestro dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Un grand jury della Virginia aveva spiccato un mandato d’arresto internazionale per Kim Schmitz, fondatore del sito, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all&#8217;estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d&#8217;autore. Kim, nome d’arte Dotcom, è stato arrestato ad Aukland in Nuova Zelanda, immediatamente dopo è avvenuto l’oscuramento del sito. Da notare che l’oscuramento avviene il giorno successivo un vero e proprio sciopero della rete, che ha visto rimanere chiusi migliaia di siti per 24 ore in segno di protesta, contro le leggi a difesa del copyright in discussione al Congresso americano. Immediata la risposta della rete, in poche ore le attività di hackeraggio si sono moltiplicate, dietro la sigla Anonymous, fino a disattivare siti come quelli della Universal Music, del dipartimento di giustizia americano e dell’FBI. Le leggi in discussione al Congresso sono due: il Pipa (protect intellectual property act), presentata a maggio 2011 dal democratico Leahy contro la pirateria online, e il Sopa ( stop online piracy act) Anch’esso in difesa del diritto d’autore e contro la pirateria, presentato ad ottobre dal repubblicano Smith, che il 20 gennaio, in seguito alle proteste ne ha annunciato il ritiro. Megaupload aveva un flusso di 50 milioni di visite al giorno, pari al 4% di tutto il traffico internet mondiale, una macchina che, insieme al suo sito di streaming Megavideo, divorava pubblicità per 135 miliardi di euro. Rispetto alla pirateria negli anni c’è stata molta ipocrisia, ne siamo tutti coinvolti, a partire dall’industria musicale e dei software che hanno sempre fornito delle versioni illegali dei loro prodotti per favorire il passaparola tra i potenziali acquirenti. Ma oggi è evidente che la vera fonte di profitto stanno diventando gli accessi che soppiantano la proprietà. Per questo si corre ai ripari con una nuova strategia, colpire il rivenditore/grossista e non l’utente, in questo modo la mannaia è più efficace. Per esempio in Francia si sta modificando la legge Hadopi troppo focalizzata sull’utente ultimo. Rimane comunque evidente come difficilmente si avranno risultati concreti nel fermare il downloding con leggi e processi. Il fenomeno è troppo vasto per essere colpito a forza di cause giudiziarie. Basti pensare che i contenuti pirata rappresentano il 24% dei consumi su internet. Al primo posto ci sono i siti di cyberlocker ( che offrono spazio per la condivisione di file) con 500 milioni di utenti al mese, di cui 93 utilizzavano Megaupload e poi c’è BitTorrent con 250 milioni al mese. Ma non tutto il mondo è paese, mentre negli Stati Uniti la percentuale di programmi scaricati illegalmente si ferma al 20% in Cina sale al 78%,così che aziende come la Microsoft in Cina guadagnano come in Olanda. Comunque vada la guerra per la major è persa in partenza ad esse si oppone un’enorme voglia di condivisione. Il diritto alla proprietà intellettuale, se vuole essere riconosciuto, deve adattarsi all’epoca digitale. I prezzi dei prodotti sono fuori portata rispetto alla richiesta, ma non vogliamo neanche avere come maestri gli impresari della pirateria. Da un lato bisogna ricercare un’alternativa legale: se la differenza tra facilità d’uso, costo e disponibilità tra contenuti legali o illegali fosse minore la scelta degli utenti sarebbe diversa, dall’altro va ripresa la pratica del copyleft che insieme a specifiche tecniche rappresenta un sentimento ed un’esigenza culturale della nostra generazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo presente che per noi la rete è un luogo per produrre e condividere e che per ora non abbiamo intenzione di tornare sul divano a consumare.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco D’Agresta</p>
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		<title>Un esercito di sognatori verso il 15 ottobre</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 21:29:32 +0000</pubDate>
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		<title>Siamo un esercito di sognatori. E per questo siamo invicibili</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 15:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;appello di Alternativa ribelle per la manifestazione del 15 ottobre Il 15 ottobre anche noi saremo in piazza con gli “indignati” d’Europa: indignati come chi subisce un torto e vuole giustizia, indignati come chi è stato derubato in modo sistematico da chi tiene i cordoni della Borsa, muove i fili invisibili della Banche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center"><strong>Pubblichiamo l&#8217;appello di Alternativa ribelle per la manifestazione del 15 ottobre</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 ottobre anche noi saremo in piazza con gli “indignati” d’Europa:</p>
<p style="text-align: justify;">indignati come chi subisce un torto e vuole giustizia, indignati come chi è stato derubato in modo sistematico da chi tiene i cordoni della Borsa, muove i fili invisibili della Banche e occupa le stanze dei bottoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci hanno cresciuto nel culto di un sistema economico che ci chiedeva flessibilità, “spirito d’impresa” e sacrifici promettendo ricchezza. Siamo diventati precari, apprendisti sfruttati, stagisti non pagati, studenti universitari vessati da tasse sempre più alte e finanziamenti sempre più bassi. Abbiamo comprato i loro prodotti, rinunciato a mutui e pensioni. Abbiamo perso diritti sul lavoro conquistati con<span id="more-22"></span> anni di lotte dai nostri nonni e dai nostri padri. Non abbiamo rappresentanza nel Parlamento, complice una politica che si è ripiegata nel suo fortino, per rappresentare interessi ben precisi.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora che questo sistema improntato al “produci-consuma-crepa”crolla come un gigante dai piedi d’argilla per la sua incapacità di stare in piedi,  nonostante le molte ingiustizie su cui negli anni si era puntellato, gli stessi che ci hanno condotti verso il baratro vogliono che paghiamo ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando alzavamo la voce, dicendo che oltre che ingiusto questo sistema era sbagliato, iniquo e irrazionale, ci chiamavano cassandre. E come la Cassandra del mito classico avevamo ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra è una indignazione non autosufficiente, che parte da lontano, attraversa Genova dal 2001 al 2011, e non finisce.</p>
<p style="text-align: justify;"> La nostra indignazione percorre gli stessi sentieri di chi vuole costruire un’alternativa, di chi sa che questo non è il solo modo di far andare le cose.  Noi ne conosciamo uno più giusto ed equo, abbiamo proposte e pretendiamo di essere ascoltati.</p>
<p style="text-align: justify;">Scenderemo in piazza il 15 ottobre perché in Parlamento si discute di dove e come prendere i soldi ma nessuno contesta per cosa si devono usare. Noi pensiamo che “tranquillizzare i mercati” sia un tributo di sangue ad una divinità malevola, una ricetta impiegata troppe volte in passato e che non risolve il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi crediamo che i soldi vadano presi dove ce ne sono, da chi finora ha pagato poco o nulla. Con l’istituzione della patrimoniale, una lotta vera all’evasione fiscale nelle sue diverse forme, con la tassazione delle rendite finanziarie. Noi crediamo che i soldi vadano tolti, per esempio, alle scuole private, alla Chiesa Cattolica, alle spese militari, al finanziamento sistematico alla cultura del profitto, dell’impresa, della religione, della guerra e della morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo investire su una società dei saperi, sulla ricerca, sull’istruzione, e non regredire in un regime dello sfruttamento, di un capitalismo “straccione”, dell’Europa delle banche e della finanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 ottobre manifesteremo perché il destino dello stato sociale e della qualità della vita nel nostro Paese nei prossimi anni sta per essere determinato da organismi sovranazionali e lobby economiche che nessuno ha eletto.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo un paese commissariato e sull’orlo del baratro, e  vogliamo riprenderci la democrazia che ci è stata espropriata da questa destra antirepubblicana, clericale ed eversiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 ottobre manifesteremo perché dietro alla manovra Sacconi c’è la cancellazione di fatto di ogni garanzia sui contratti di lavoro nel nostro Paese e lo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori (compreso l’articolo 18 che gli italiani hanno già difeso in passato) e quindi la Costituzione. Questo è un golpe e noi non lo accetteremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci stanno rubando il futuro, ed il 15 ottobre saremo in piazza perché non siamo ancora rassegnati: chi tiene in mano le redini del Paese lo sta distruggendo e spetta a noi salvarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fianco della FIOM, della  CGIL, di tutto il mondo del lavoro, dei precari, delle associazioni, degli studenti, insieme al Coordinamento 15 ottobre chiederemo il blocco della manovra e le dimissioni di un governo incapace e classista che ruba ai poveri per dare ai ricchi, che sta conducendo una generazione sull’orlo del baratro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci riprendiamo la piazza in una grande giornata di mobilitazione dell’opposizione sociale che sia il battesimo del fuoco di un fronte compatto, unitario e aperto a chiunque abbia in mente un’altra manovra, un’altra idea di società, un altro mondo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo un esercito di sognatori, e per questo siamo invincibili.</p>
<p>Ottobre 2011</p>
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		<title>Tutti in piazza il 15 Ottobre!</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 09:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 15 ottobre anche noi saremo in piazza con gli “indignati” d’Europa: indignati come chi subisce un torto e vuole giustizia, indignati come chi è stato derubato in modo sistematico da chi tiene i cordoni della Borsa, muove i fili invisibili della Banche e occupa le stanze dei bottoni. Ci hanno cresciuto nel culto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 15 ottobre anche noi saremo in piazza con gli “indignati” d’Europa: indignati come chi subisce un torto e vuole giustizia, indignati come chi è stato derubato in modo sistematico da chi tiene i cordoni della Borsa, muove i fili invisibili della Banche e occupa le stanze dei bottoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci hanno cresciuto nel culto di un sistema economico che ci chiedeva flessibilità, “spirito d’impresa” e sacrifici promettendo ricchezza. Siamo diventati precari, apprendisti sfruttati, stagisti non pagati, studenti universitari vessati da tasse sempre più alte e finanziamenti sempre più bassi. Abbiamo comprato i loro prodotti, rinunciato a mutui e pensioni. Abbiamo perso diritti sul lavoro conquistati con<span id="more-5"></span> anni di lotte dai nostri nonni e dai nostri padri. Non abbiamo rappresentanza nel Parlamento, complice una politica che si è ripiegata nel suo fortino, per rappresentare interessi ben precisi.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora che questo sistema improntato al “produci-consuma-crepa”<wbr>crolla come un gigante dai piedi d’argilla,  nonostante le molte ingiustizie su cui negli anni si era puntellato, gli stessi che ci hanno condotti verso il baratro vogliono che paghiamo ancora.</wbr></p>
<p style="text-align: justify;">Quando alzavamo la voce, dicendo che oltre che ingiusto questo sistema era sbagliato, iniquo e irrazionale, ci chiamavano cassandre. E come la Cassandra del mito classico avevamo ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra è una indignazione non autosufficiente, che parte da lontano, attraversa Genova dal 2001 al 2011, e non finisce.</p>
<p style="text-align: justify;"> La nostra indignazione percorre gli stessi sentieri di chi vuole costruire un&#8217;alternativa, di chi sa che questo non è il solo modo di far andare le cose.  Noi ne conosciamo uno più giusto ed equo, abbiamo proposte e pretendiamo di essere ascoltati.</p>
<p style="text-align: justify;">Scenderemo in piazza il 15 ottobre perché in Parlamento si discute di dove e come prendere i soldi ma nessuno contesta per cosa si devono usare. Noi pensiamo che “tranquillizzare i mercati” sia un tributo di sangue ad una divinità malevola, una ricetta impiegata troppe volte in passato e che non risolve il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi crediamo che i soldi vadano presi dove ce ne sono, da chi finora ha pagato poco o nulla. Con l’istituzione della patrimoniale, una lotta vera all’evasione fiscale nelle sue diverse forme, con la tassazione delle rendite finanziarie. Noi crediamo che i soldi vadano tolti, per esempio, alle scuole private, alla Chiesa Cattolica, alle spese militari, al finanziamento sistematico alla cultura del profitto, dell&#8217;impresa, della religione, della guerra e della morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo investire su una società dei saperi, sulla ricerca, sull’istruzione, e non regredire in un regime dello sfruttamento, di un capitalismo “straccione”, dell&#8217;Europa delle banche e della finanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 ottobre manifesteremo perché il destino dello stato sociale e della qualità della vita nel nostro Paese nei prossimi anni sta per essere determinato da organismi sovranazionali e lobby economiche che nessuno ha eletto.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo un paese commissariato e sull’orlo del baratro, e  vogliamo riprenderci la democrazia che ci è stata espropriata da questa destra antirepubblicana, clericale ed eversiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 ottobre manifesteremo perché dietro alla manovra Sacconi c’è la cancellazione di fatto di ogni garanzia sui contratti di lavoro nel nostro Paese e lo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori (compreso l’articolo 18 che gli italiani hanno già difeso in passato) e quindi la Costituzione. Questo è un golpe e noi non lo accetteremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci stanno rubando il futuro, ed il 15 ottobre saremo in piazza perché non siamo ancora rassegnati: chi tiene in mano le redini del Paese lo sta distruggendo e spetta a noi salvarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fianco della FIOM, della  CGIL, di tutto il mondo del lavoro, dei precari, delle associazioni, degli studenti, insieme al Coordinamento 15 ottobre chiederemo il blocco della manovra e le dimissioni di un governo incapace e classista che ruba ai poveri per dare ai ricchi, che sta conducendo una generazione sull’orlo del baratro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci riprendiamo la piazza in una grande giornata di mobilitazione dell’opposizione sociale che sia il battesimo del fuoco di un fronte compatto, unitario e aperto a chiunque abbia in mente un’altra manovra, un’altra idea di società, un altro mondo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo un esercito di sognatori, e per questo siamo invincibili.</p>
<p>28 settembre 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Unire i giovani e la sinistra per essere più forti domani</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 12:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Generazioni ribelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Dispositivo finale dell&#8217;assemblea di Alternativa ribelle al campeggio nazionale di Frassanito (28 agosto 2011) Il contesto nel quale svolgiamo questa assemblea non è ordinario. Una delle più pesanti manovre finanziarie degli ultimi vent’anni si è aggiunta alla penultima di analoga gravità, varata non più tardi di un mese fa. Il nostro Paese, dunque, non fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Dispositivo finale dell&#8217;assemblea di Alternativa ribelle al campeggio nazionale di Frassanito (28 agosto 2011)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il contesto nel quale svolgiamo questa assemblea non è ordinario. Una delle più pesanti manovre finanziarie degli ultimi vent’anni si è aggiunta alla penultima di analoga gravità, varata non più tardi di un mese fa. Il nostro Paese, dunque, non fa eccezione e subisce e a sua volta alimenta – da perfetto ingranaggio del capitalismo occidentale &#8211; i caratteri di una crisi con pochissimi precedenti nella storia contemporanea.<br />
L’esplosione dei mercati finanziari è l’altra faccia della medaglia della depressione economica di un sistema sempre più incapace di sopravvivere a se stesso.<span id="more-9"></span><br />
In Italia il governo delle destre ha scelto di essere parte integrante di questa ulteriore compressione dei diritti e di questo ulteriore impoverimento di larghe masse di lavoratori.<br />
A ciò si possono dare due risposte. Da una parte si può percorrere la strada della concertazione, delle compatibilità con il sistema monetario europeo, facendosi assorbire nello stesso blocco sociale costituito in questi mesi dall’alleanza tra le destre, Confindustria, i sindacati gialli, e settori moderati delle opposizioni. Dentro questa scelta si può persino, come dimostrano alcune prese di posizione interne al Partito democratico, avanzare critiche alla manovra economica del governo, ipotizzare un governo diverso da quello di Berlusconi (di larghe intese, di transizione, di rinnovamento costituzionale). Ma dentro questa scelta si interrompe qualsiasi connessione politica e sentimentale con le necessità delle classi lavoratrici italiane.<br />
La seconda risposta che si può dare è antitetica: investire duramente sul conflitto sociale, acuire le contraddizioni di un sistema di potere putrescente, lavorare con tutte le proprie forze per costruire un’alleanza sociale e politica la più vasta ed estesa possibile che imponga, con le lotte e con un programma di fase coerente e organico, le condizioni per l’alternativa.<br />
Il movimento studentesco quest’autunno dovrà vivere in funzione di questa necessità.<br />
Al contrario che negli anni passati, nei quali la grande parte delle nostre energie erano finalizzate alla contestazione dei provvedimenti legislativi in materia di istruzione, quest’anno il movimento può e deve liberare le sue energie dentro il mare del conflitto sociale e politico che, in Italia, tenterà di contrastare la crisi, l’azione del governo e l’offensiva senza freni di Confindustria.<br />
Agitando i temi classici del diritto allo studio e ai saperi, ad una didattica critica e di qualità, di un’idea di formazione pubblica, laica, gratuita e di massa, dalla scuola dell’obbligo alla ricerca universitaria.<br />
E al contempo, ed è questa la sfida più importante, contribuendo a definire le parole d’ordine del movimento dentro le scadenze che già sono in campo (dallo sciopero generale del 6 settembre convocato con grande tempismo dalla Cgil, al percorso che sarà individuato dalla riunione convocata dalla Fiom il 30 agosto, alla mobilitazione internazionale del 15 ottobre) e quelle che ci saranno.<br />
Il contributo programmatico che l’assemblea di Alternativa Ribelle propone è il seguente:<br />
- lotta per un piano straordinario per l’occupazione e contro il lavoro nero, per il recupero reale dell’evasione fiscale e per la definizione di un sistema di tassazione equo e progressivo (introduzione della patrimoniale, aumento della tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie);<br />
- lotta per la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento dei salari e degli stipendi all’inflazione reale, per il recupero del potere d’acquisto  dei lavoratori e delle loro famiglie;<br />
- lotta per un salario sociale garantito di 1000 euro al mese per i disoccupati, per i giovani in cerca della prima occupazione e (a carico delle imprese) per tutti i lavoratori precari, indipendentemente dalla mansione e dalla tipologia di contratto, con caratteristiche progressive e redistributive;<br />
- lotta per la pace e contro le vecchie e nuove aggressioni imperialistiche e coloniali, sostenuta dalla proposta radicale dell’abolizione delle spese militari, dell’annullamento di tutti i programmi militari e della chiusura delle basi Nato e statunitensi situate nel nostro territorio nazionale.<br />
Allo stesso tempo, lavoreremo affinché il movimento studentesco – il cui collegamento organico con le lotte dei lavoratori e, in senso lato, con il conflitto sociale assume come detto un rilievo strategico – intrecci e attraversi le altre forme di conflitto e di mobilitazione che si determineranno.<br />
La questione determinante, oggi, è porre l’obiettivo di costruire un’ampia convergenza di tutte le soggettività dell’alternativa e di unire, con una piattaforma politica, le diverse forze della sinistra ad oggi deboli e divise.<br />
Corrispondendo, anche in questo, all’urgenza di cambiamento e rinnovamento che è l’altra faccia della questione giovanile in un Paese sempre più vecchio e incancrenito in tutti gli ambiti della vita quotidiana.</p>
<p>28 agosto 2011</p>
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		<title>I report dei workshop della nostra assemblea fondativa</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 12:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Generazioni ribelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Di seguito troverete i report dei quattro workshop tenutisi durante i lavori dell&#8217; assemblea fondativa di Alternativa Ribelle (Ribalta), del 4-5 Giugno 2011 LAVORO Comprendere e analizzare il cambiamento nel mondo del lavoro è comprendere il mutamento del sistema di produzione, con una prospettiva di classe, partendo dagli interessi di chi subisce i meccanismi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di seguito troverete i report dei quattro workshop tenutisi durante i lavori dell&#8217; assemblea fondativa di Alternativa Ribelle (Ribalta), del 4-5 Giugno 2011</strong></p>
<p align="justify">LAVORO</p>
<p align="justify">Comprendere e analizzare il cambiamento nel mondo del lavoro è comprendere il mutamento del sistema di produzione, con una prospettiva di classe, partendo dagli interessi di chi subisce i meccanismi del sistema, dovendo sottostare a ricatti sempre più forti e evidenti.</p>
<p align="justify">Considerare centrale la questione del lavoro (a livello di analisi e di proposta) permette di assumere pratiche politiche capaci di guardare al medio e lungo periodo, rompendo quel meccanismo di isolamento delle lotte per cui ogni giorno si rincorre la singola vertenza perdendo di vista una prospettiva strategica complessiva. La scarsa presenza di giovani lavoratori nell’ambito<span id="more-13"></span> dell’associazione non deve condurre ad una banalizzazione della questione del lavoro.</p>
<p align="justify">“Unire le lotte” non può essere solo uno slogan e partendo dalle esperienze passate (compresa la recente Uniti contro la crisi) occorre comprendere le criticità che ad oggi hanno impedito un organico e strutturato lavoro di coordinamento delle lotte (da quelle studentesche al mondo della ricerca, dalla Fiom ai lavoratori del trasporto pubblico).</p>
<p align="justify">Occorre offrire sponda politica ai giovani lavoratori e agli inoccupati, recuperando anche un rapporto virtuoso con i sindacati, senza entrare, come accaduto in passato, in logiche “concorrenziali” che hanno talvolta portato a scaricare sulla CGIL le carenze dei soggetti politici.</p>
<p align="justify">La proposta politica dell’associazione, considerato l’interlocutore sociale a cui Alternativa Ribelle si rivolge, deve partire dalla ricerca di risposte alle nuove forme di sfruttamento che colpiscono le nuove generazioni, condannate ad un futuro di disoccupazione e insicurezza. In questo contesto dobbiamo partire dalla precarietà, come strumento cardine di questo sistema.</p>
<p align="justify">L’attività di Alternativa Ribelle nell’ambito del lavoro può essere sviluppata nei prossimi mesi intorno a quattro proposte..</p>
<p align="justify">1. Referendum abrogativo della Legge 30: costruzione di una campagna politica capace di partire dalle singole normative per mettere in discussione i nuovi sistemi di sfruttamento del Paese.<br />
2. Sportelli di informazione e assistenza: attraverso i nodi locali dell’associazione attivare punti di supporto nei confronti dei giovani precari, dei disoccupati, dei lavoratori e delle lavoratrici colpiti dalla crisi.<br />
3. Salario minimo garantito: campagna caratterizzante rispetto a una proposta capace di guardare a tutte le categorie e utile per l’unione delle singole istanze dei precari, altrimenti spesso in difficoltà a individuare elementi unificanti.<br />
4. Costruzione di momenti seminariali di studio e formazione: anche ricercando la collaborazione dei sindacati (a partire dalla CGIL) e di economisti, giuslavoristi e altre personalità competenti in materia, al fine di approfondire la conoscenza delle nuove forme di lavoro e di produzione e di elaborare una proposta politica complessiva all’altezza della realtà che abbiamo di fronte.</p>
<p>SAPERI</p>
<p align="justify">L’autunno appena passato è stato segnato da due grandi eventi in contrapposizione, la legge Gelmini e l’ opposizione ad essa e Alternativa Ribelle in qualche modo ne è figlia.</p>
<p align="justify">L’anno passato è stato forse il più buio della nostra fragile democrazia in termini di leggi approvate e di politica di palazzo praticata, ma anche l’anno del ritorno prorompente di un movimento studentesco nuovo eppure consapevole, che ha saputo essere credibile e contemporaneamente incredibile, sapendosi distinguere nelle forme e nei metodi di lotta politica così come nei rapporti con le altre forze politiche, sociali e sindacali in lotta; che ha dialogato con un ampio pezzo di società “controcorrente” e che ha prodotto la più grande opposizione sociale dell’ultimo decennio (dai tempi dell’articolo 18).</p>
<p align="justify">Nonostante tutto non è riuscito a bloccare la micidiale Riforma Gelmini. Sappiamo tutte e tutti cosa sia quella legge, gli interessi confindustriali e di classe che tutela e impone: la distruzione sistematica di una società fondata sulla conoscenza e sui saperi, l’azzeramento della ricerca di base e l’asservimento a logiche privatistiche di quella avanzata, lo smantellamento della scuola pubblica e allo stesso tempo l’archiviazione sostanziale del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. Con essa si porta a compimento l’effettiva privatizzazione e gestione privatistica di scuole e università attraverso la possibilità di trasformarsi in enti di diritto privato ed attraverso la riforma delle governance.</p>
<p align="justify">Contro tutto questo ma soprattutto contro le attuali condizioni di incertezza e precarietà di una intera generazione, il mondo della conoscenza ha gridato le sue ragioni da ogni tetto di facoltà o aula di scuola, in ogni piazza d’ Italia. Il movimento, proponendo soluzioni credibili, ha allargato il campo della rivolta coinvolgendo quei soggetti politici, sociali e sindacali che una parte non lungimirante dell’ Onda del 2008 aveva tenuto distanti in nome di un’identità studentista che poi le fu fatale. Inoltre ha saputo intrecciare alle proprie istanze la lotta degli operai FIAT al fianco della FIOM e dei sindacati di base, la battaglia in difesa dei beni comuni e la più ampia mobilitazione contro il Governo delle destre. Il movimento, non trovando seri interlocutori tra le forze di opposizione in parlamento, ha colto l’inadeguatezza dell’attuale opposizione parlamentare anticipando quella voglia di cambiamento che si è concretizzata nelle ultime elezioni amministrative. Infatti alla lotta di studentesse e studenti si è legata una battaglia molto più profonda e generale, quella per un cambiamento radicale della società e del concetto di lavoro in questo paese, dove precarietà significa di fatto schiavismo moderno, zero possibilità di futuro e impossibilità di determinare in alcun modo e liberamente le proprie esistenze. Il sapere pubblico negato unito ad un mercato del lavoro che mantiene costantemente ai margini i precari da una possibile stabilità hanno rivestito le due tematiche principali di una lotta studentesca che è velocemente divenuta una lotta sociale generalizzata.</p>
<p>Noi siamo stati parte integrante di questo movimento portando al suo interno un contributo non solo in termini di idee e di proposte, ma anche in termini organizzativi, e lo abbiamo fatto in tutto il Paese ma in particolar modo nelle facoltà, nelle scuole e in quei territori, spesso periferici, che non raggiungono l’attenzione nazionale ma che contribuiscono in maniera rilevante alla crescita della mobilitazione.</p>
<p align="justify">Il tema è stato e rimane questo, unire le lotte nel nome di una conflittualità non fine a se stessa ma capace di costruire un’alternativa possibile a un mondo impossibile e insostenibile, quello dei precari senza futuro e degli ignoranti asserviti in quanto addomesticati. Il movimento studentesco, le lotte dei precari di tutto il mondo della conoscenza e dei ricercatori, l’unione con le istanze giuste degli operai della Fiom, l’asse strategico con le anime sindacali più sensibili (non solo all’interno della Cgil) ci testimoniano che un’opposizione sociale è possibile.</p>
<p align="justify">Alternativa Ribelle si pone il tema della discussione e del confronto continuo con queste forze sociali mantenendo la propria specificità, proponendo una sinergia di intenti avanzando idee nuove, analizzando quello che è oggi il mondo della conoscenza per un suo cambiamento dal basso e partecipato, anche attraverso la redazione di una proposta di legge di iniziativa popolare.</p>
<p align="justify">Pensiamo che la nascita di questo strumento associativo, radicato e da radicare all’interno dei conflitti, pur non volendo essere l’ennesimo soggetto studentesco, costituisca un’occasione preziosa di recepire e allo stesso tempo interagire con le voci alternative di cambiamento raccordando istanze studentesche a rivendicazioni politiche più ampie.</p>
<p align="justify">Chiediamo un’ istruzione di qualità per tutte e tutti, politiche che estendano l’accessibilità all’istruzione piuttosto che chiuderla, maggiore democraticità nella trasmissione del sapere, la creazione di un efficace sistema di welfare studentesco, il potenziamento della ricerca pubblica di base quanto di quella avanzata, un piano strutturale di edilizia scolastica finanziato con i fondi della difesa per gli armamenti e le risorse reperite dall’evasione fiscale, una scuola che educhi ai valori dell’antifascismo, una lotta concreta e seria al fenomeno, sempre più dilagante, della dispersione scolastica, l’estensione dell’obbligo scolastico fino alla maggiore età, la de-precarizzazione del mondo del lavoro e la realizzazione di politiche atte a creare occasioni occupazionali che rispondano alle ambizioni di chi ha ultimato, con numerosi sacrifici, i percorsi di studio, una società fondata sulla conoscenza e non su un’economia di mercato dimostratasi fatale agli occhi di tutto il mondo. È su questi temi e su queste rivendicazioni che intendiamo fondare la nostra identità, costruendo campagne nodo per nodo, in ogni territorio.</p>
<p>Alternativa Ribelle costituisce l’ottica di una generazione schiacciata dalla crisi, un mezzo di attuazione del mondo che vogliamo, uno strumento e non un fine, una possibilità che può aprire orizzonti di lotta nuovi e meglio strutturati per il cambiamento radicale della società nella quale viviamo.<br />
Questa la grande occasione che la nostra generazione può avere, questa la grande occasione che non vogliamo farci scappare.</p>
<p>PACE BENE COMUNE</p>
<p align="justify">Nel workshop “pace bene comune” si è sviluppata la discussione attorno alle tematiche internazionali e all’analisi del contesto mondiale in evoluzione. Il tema centrale è stato quello del rapporto tra le nuove economie emergenti, lo sviluppo delle aree geografiche che vivono oggi un processo politico autonomo e di indipendenza rispetto alle forze imperialiste. In questo contesto, la progressiva diminuzione del ruolo geopolitico degli Stati imperialisti è la causa principale dell’apertura di nuovi scenari di guerra.<br />
È questo il nucleo teorico su cui la discussione si è sviluppata. Ilpunto cruciale è stata l’analisi della guerra imperialista in Libia.<br />
Condanniamo fortemente l’intervento militare promosso da U.S.A., Francia e GB e riaffermiamo come principio cardine delle relazioni internazionali la salvaguardia dell’indipendenza e l’integrità nazionale degli Stati nonché il diritto di ogni popolo ad autodeterminarsi. In questo senso condanniamo la posizione politica dell’Italia, frutto di un accordo trasversale al quadro politico, in contrasto con l’articolo 11 della carta costituzionale; valutiamo negativamente la copertura che l’ONU, con la risoluzione 1973, ha fornito all’intervento militare, contravvenendo ai principi della sua stessa Carta.<br />
Rigettiamo completamente la retorica della guerra umanitaria che si traduce nella logica del “2 pesi 2 misure” e che volentieri si accompagna ad una propaganda di guerra volta a preparare l’opinione pubblica anche ad un possibile intervento di terra.<br />
Non dimentichiamo inoltre che sono tuttora in corso altri conflitti armati di carattere imperialista che mettono a rischio la pace a livello globale: il pantano dell’Iraq, il disastro in Afghanistan. Queste guerre sono originate dal declino della potenza statunitense colpita dalla crisi e impegnata quindi a difendere il suo primato con la superiorità militare. Il governo italiano ne è corresponsabile, impegnando tra l’altro miliardi di euro in spese militari e missioni all’estero, fondi che potrebbero essere invece destinati all’educazione e allo Stato sociale.<br />
L’instabilità del quadro mediorientale e,in particolare,la politica estera di Israele continuano ad essere l’ostacolo principale allo sviluppo e all’autodeterminazione dei popoli dell’area mediorientale e di riflesso di buona parte del mondo arabo.<br />
Alternativa Ribelle si impegnerà a ricostruire nel nostro Paese un grande movimento per la pace, popolare e in grado di incidere fortemente sul senso comune, cercando di far vivere al suo interno posizioni anti-imperialiste,  per l’uscita dalla Nato  e per la chiusura delle basi militari straniere sul territorio nazionale.<br />
Dentro il dibattito collettivo è maturata l’analisi attorno all’odierna situazione dell’UE. L’instabilità del governo di una moneta senza Stato, la costruzione delle istituzioni comunitarie imperniata attorno agli interessi economici, la rottura dell’asse franco-tedesco caposaldo dell’UE dalla sua costituzione, meritano una riflessione che sia in grado di elaborare una critica da sinistra dell’UE e proporre un modello alternativo di integrazione europea. Tale risposta deve nascere da una ricomposizione del dibattito che interessa le forze comuniste e che sia in grado di coinvolgere le forze di sinistra e anticapitaliste di tutta l’Europa, non solo dei paesi UE.<br />
Crediamo che le politiche neoliberiste dell’UE, sommate ai danni prodotti dalla crisi economica ancora in corso, abbiano causato nuove forme di povertà e marginalità sociale e quindi scatenato, in forme spesso inedite, le mobilitazioni di lavoratori, studenti e precari nei Paesi che le speculazioni internazionali hanno reso i più deboli e attaccabili dell’Unione.<br />
Alternativa Ribelle sostiene le rivendicazioni avanzate in Grecia, Spagna, Islanda e con modalità e intensità differenti anche in Gran Bretagna, Portogallo, Francia e nella stessa Italia. Pensiamo che dentro questo conflitto e nelle rivendicazioni da questo avanzano stia una parte importante della necessità di individuare una via d’uscita dal sistema capitalista causa della crisi.<br />
Il dibattito ha ragionato anche del ruolo sempre maggiore che le potenze del BRICS svolgono nel contesto geopolitico sottolineando positivamente la costituzione di un quadro multipolare, dentro il quale anche il ruolo dell’America Latina (e al suo interno di Cuba, che mantiene per noi il ruolo politico e simbolico che abbiamo sempre riconosciuto) ha acquistato una centralità determinante. È emersa la necessità di capire la reale natura dei processi che interessano i paesi del BRICS e di approfondire il ruolo che all’interno di essi giocano i partiti comunisti.<br />
Per le ragioni che costituiscono le ossa e la carne del nostro progetto l’associazione “Alternativa Ribelle” si impegna in una forte attività internazionale volta alla costruzione di un vasto raggio di relazioni (tanto al livello delle giovanili comuniste quanto al livello delle giovanili della sinistra anticapitalista europea) e ad un lavoro pervicace nella società affinché si costituisca un senso comune che si ponga come barriera ad ogni atto di guerra mosso da un paese ad uno stato sovrano.</p>
<p align="justify">ANTIFASCISMO E DIRITTI</p>
<p align="justify">Con la costruzione di Alternativa Ribelle (RibAlta) intendiamo porre come valore fondante la tematica dell&#8217;antifascismo, che intendiamo declinare in termini di &#8220;antifascismo militante&#8221; di tipo culturale, politico e sociale.</p>
<p align="justify">La nostra generazione, soprattutto negli ultimi anni, ha assistito a continui tentativi revisionisti e ad uno sdoganamento di organizzazioni di stampo fascista che, con la copertura delle istituzioni a diversi livelli e mediante il falso teorema degli &#8220;opposti estremismi&#8221;, hanno occupato luoghi e spazi delle nostre città.</p>
<p align="justify">L&#8217;attacco viene da più fronti: sul piano culturale, con la riscrittura della storia con tesi revisioniste, su quello politico, con proposte di legge come quella di equiparare i Repupplichini ai Partigiani o di depenalizzare il reato di apologia di fascismo; sul piano sociale, dove si verifica una nuova escalation di violenza, nei confronti di compagne/i, ma anche di tutti coloro reputati &#8220;diversi&#8221; da una presunta norma.</p>
<p align="justify">Il compito di RibAlta-Alternativa Ribelle è di ricostruire quell&#8217;intellettuale collettivo, attraverso una presa di coscienza individuale, per fermare l&#8217;avanzata di nuovi fascismi, che si insinuano nella società: c&#8217;è infatti un progetto condiviso fra destra &#8220;istituzionale&#8221; (Pdl-Lega) ed estrema destra, che nell&#8217;ottica della legittimazione delle forze neofasciste ed eversive (Casapound e Forza Nuova su tutte) si appropriano non solo di spazi fisici, ma anche dell&#8217;immaginario collettivo, facendo proprie linguaggi e simboli della cultura di sinistra.</p>
<p align="justify">Nel nostro ruolo di antifasciste/i militanti, per arginare questi fenomeni, noi dobbiamo creare la massima convergenza con il maggior numero di forze poliche e sociali che si riconoscono nei valori dell&#8217;antifascismo, prendendo come base imprescindibile la nostra costituzione: per questo motivo riteniamo decisivo il nostro impegno nel supportare l&#8217;ANPI, anche cercando di favorire l&#8217;iscrizione di nostre/i compagne/i, lavorando per riattualizzare l&#8217;antifascismo a partire dall&#8217;intervento nelle scuole e nelle università.</p>
<p align="justify">Ribalta-Alternativa Ribelle per portare aveanti questo lavoro dovrà dotarsi di mezzi che ci consentano di difenderci, ma soprattutto di smascherare connivenze e di denunciare l&#8217;illegalità in cui spesso le orrganizzazioni neofasciste operano: questi saranno le modalità con cui noi declineremo l&#8217;antifascismo militante.</p>
<p align="justify">La nostra Costituzione nasce dall&#8217;antifascismo e la difesa e l&#8217;attuazione della carta Costituzionale nella sua interezza è una battaglia dirimente, che non è solo di retroguardia, ma costituisce la base per l&#8217;estensione dei diritti e della partecipazione democratica.</p>
<p align="justify">I diritti di cittadinanza devono essere tutelati anche dagli attacchi portati indirettamente dalle organizzazioni criminali; diritti basilari sono infatti messi in pericolo o spesso completamente annullati dalla presenza sul territorio di organizzazoni mafiose, di fenomemi come il pizzo, che influenza l&#8217;economia di intere regioni, arrivando a mettere in ginocchio il mercato delle imprese familiari.</p>
<p align="justify">Altro fenomeno spesso legato alla presenza criminale è quello del lavoro nero e sommerso, che permea il mercato del lavoro, alimentando la precarietà e creando di fatto un&#8217;intera generazione ridotta ad ignorare i propri diritti, fino ad arrivare al fenomeno del capolarato, gestito interamente da organizzazioni mafiose, e utilizzato per sfruttare le categorie più deboli, come i migranti.<br />
Nel nostro Paese vi è anche un attacco diretto ai diritti garantiti dalla costituzione, con il controllo capillare del voto, la penetrazione nelle istituzioni, e la gestione del bene comune secondo logiche clientelari, che privano gran parte della popolazione dall&#8217;accesso ai servizi pubblici: infatti siamo consapevoli che il fenomeno dele mafie non è un fenomeno regionale, ma è presente sull&#8217;intero territorio nazionale, infiltrando pesantemente le economie di grandi e piccoli centri e accedendo ad appalti e bandi pubblici.</p>
<p align="justify">Per tutti questi motivi riteniamo necessaria l&#8217;adesione ufficiale dell&#8217;associazione alla rete di Libera, rivendicando con forza l&#8217;esigenza di un rutilizzo sociale dei beni confiscati, che restituisca alla cittadinanza ciò che le mafie le hanno derubato, e facendo nostra anche la battaglia per estendere la confisca ai beni dei condannati per corruzione e concussione.</p>
<p align="justify">Quando si parla di diritti, di democrazia e di Costituzione non si può prescindere dal ricordare l&#8217;articolo 3 della carta che tutela l&#8217;uguaglianza sostanziale di tutte e tutti, e dunque RibAlta-Alternativa Ribelle non può esimersi dal porre in essere una particolare sensibilità nei confronti delle questioni di genere e delle tematiche LGBTQI, anche e soprattutto alla luce dei sempre più preoccupanti fenomeni di machismo, sessimo e lesbo-omo-transfobia.</p>
<p align="justify">Gli ultimi venti anni di berlusconismo hanno segnato il ritorno ad un nuovo medioevo culturale, in cui assistiamo quotidianamente a barzellette omofobe e battute sessiste, apparentemente innocue ma nella sostanza espressione di una rinnovata ondata discriminatoria, ancora più pericolosa perché strisciante e foriera di consenso diffuso.</p>
<p align="justify">Oggi siamo così costretti ad assistere alle vicende (che sarebbero grottesche se non fossero spaventosamente preoccupanti) di un Presidente del Consiglio indagato per sfruttamento della prostituzione minorile, ad un nuovo patriarcato che modica in senso deteriore i rapporti tra i generi, reso ancora più virulento dagli attacchi quotidiani sferrati dalle politiche clericali, liberticide e reazionarie.</p>
<p align="justify">Tale clima culturale del paese, di cui questi episodi sono il termometro, corre il rischio di legittimare sentimenti di odio ed intolleranza che sfociano facilmente in violenza ed in veri e propri atti discriminatori di natura psico-fisica.</p>
<p align="justify">In questo preoccupante quadro, nuove soggettività deboli sono le donne, studentesse e precarie, e le persone LGBTQI che si trovano a dover fare blocco contro tale stato di cose costruendo lotte e conflitti che sfociano in una rinnovata presa di coscienza di una condizione di subalternità nelle grandi mobilitazioni come quella del Se Non Ora quando, del 13 febbraio e come l&#8217;Euro Pride di Roma dell&#8217; 11 giugno, che segnano l&#8217;orgoglio dell&#8217;alterità e la risposta alle discriminazioni.</p>
<p align="justify">RibAlta-Alternativa Ribelle intende essere presente in tali lotte e riportare all&#8217;attenzione pubblica le tematiche di genere ed LGBTQI, tanto più che il rapporto 2010 dell&#8217;Human Rights Watch ci pone al 66° posto in quanto a parità di genere ed uguaglianza sostanziale.</p>
<p align="justify">In tal senso siamo assolutamente consapevoli del fatto che anche l&#8217;ultimo governo di centro-sinistra, sia stato deludente e inconcludente, nonostante la nostra presenza, non riuscendo nemmeno ad approvare una legge come quella dei Di.Co, già un compromesso al ribasso, o a modificare la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, una tra le più restrittive in tutta Europa.</p>
<p align="justify">In Europa infatti sulle tematiche dei diritti civili, della laicità e delle pari opportunità, siamo ormai il fanalino di coda, mentre in altri parti del mondo, considerate arretrate dall&#8217;occidente, queste conquiste di civiltà sono prerogativa dei diversi governi progressisti e di sinistra, soprattutto nell&#8217;America Latina: per questo noi crediamo che l&#8217;approvazione da parte di questo parlamento, di una legge contro la lesbo-omo-transfobia sia soltanto un primo passo in questa direzione, non un punto di arrivo.</p>
<p align="justify">Le questioni di genere sono per noi strettamente connesse al mondo del lavoro, in cui la disoccupazione femminile raggiunge il 42% (dati dell&#8217;ultimo rapporto OCSE) nonostante le donne si laureino prima e in tempi minori, ed in cui rimangono grandi ed insormontabili gli ostacoli al reinserimento lavorativo delle donne dopo una maternità e la possibilità di avanzamento di carriera. Le donne sentono in modo maggiore il peso della precarietà, che è innanzitutto precarietà esistenziale, poiché sempre di più sono costrette a scegliere tra la maternità e la carriera, e ciò ne impedisce la piena realizzazione.<br />
RibAlta-Alternativa Ribelle deve quindi impegnarsi nella difesa del contratto collettivo di lavoro e dello statuto dei lavoratori, ultimi strumenti di tutela sociale che le destre vogliono smantellare. Inoltre, tra le nostre proposte dovranno esserci anche il potenziamento delle misure di sostegno ad una genitorialità libera perchè consapevole (es. asili nido aziendali, congedi) e la cancellazione di uno dei primi provvedimenti del governo Berlusconi attualmente in carica, cioè la legge, che reintroduce la possibilità per il datore di lavoro di far firmare le dimissioni in bianco alle lavoratrici assunte nel momento in cui dovesse subentrare una maternità.</p>
<p align="justify">In questo disegno, e nel solco di politiche vaticaniste, si innestano i tentativi di depotenziamento dei consultori pubblici a favore di quelli privati, talvolta di stampo confessionale, in barba al principio di laicità delle istituzioni pubbliche, così come le continue e reiterate resistenze su informazione e promozione dell&#8217;utilizzo di contraccettivi e della pillola RU 486 e la messa in discussione della legge 194 sull&#8217;interruzione di gravidanza, una conquista che ha permesso una reale diminuzione degli aborti clandestini ma soprattutto l&#8217;autoderminazione e la libertà di scelta delle donne.</p>
<p align="justify">Parlare poi di democrazia, diritti ed ugaglianza senza parlare di una partecipazione attiva delle donne alla vita politica sarebbe un controsenso, e dunque compito di RibAlta-Alternativa Ribelle è promuovere la discussione intorno ai luoghi della politica, troppo spesso inospitali e poco accoglienti, affinché si arrivi ad una ridefinizione di pratiche e linguaggi che siano inclusivi e scevri da discriminazioni ed affinchè si lavori per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione attiva delle donne, delle persone LGBTQI, di migranti e persone diversamente abili.</p>
<p align="justify">Per concludere la panoramica sulle tematiche dei diritti e della democrazia meritano attenzione i due temi dell&#8217;antiproibizionismo e della repressione.</p>
<p align="justify">A dieci anni dal G8 di Genova del 2001, che ha segnato una delle pagine più buie della storia della repressione nel Paese, definita da Amnesty International come “la più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale&#8221;, sentiamo la necessità di un ripensamento della struttura delle forze dell&#8217;ordine, che devono diventare strumento di tutela dei diritti di tutte e tutti e non solo organismo deputato al controllo e alla repressione: non può esservi democrazia piena, infatti, laddove viene ignorato o non garantito l&#8217;articolo 21 della carta costituzionale, che tutela e promuove la libera manifestazione del pensiero, in ogni sua forma non violenta e pacifica.</p>
<p align="justify">Altresì, riteniamo necessario e urgente una discussione seria sul tema delle condizioni disumane di vita nelle carceri, una situazione inaccettabile, soprattutto se si pensa che il maggior numero di persone è reclusa per una tipologia di reati “minori” e che la maggioranza dei detenuti sono donne, migranti e tossicodipendenti: le soluzioni per noi restano quelle di una riscrittura del codice penale in termini meno ristrettivi, per cui della depenalizzazione di almeno una parte dei reati “minori” e quindi della messa in discussione dell’istituto carcerario come principale strumento risolutivo, in termini non meramente punitivi e repressivi, tenendo conto dell’indirizzo della Costituzione in tal senso che parla chiaramente di rieducazione e reinserimento sociale.</p>
<p align="justify">Il tema del antiproibizionismo, ora che anche la Commissione Internazionale sul Controllo delle Droghe ha riconosciuto l&#8217;inutilità di politiche proibizioniste e persecutorie, è per RibAlta una priorità, tanto da ribadire la necessità di una revisione delle leggi in materia di droghe leggere, a partire dall’abrogazione della Fini-Giovanardi, con lo scopo di eliminare la criminalizzazione e la repressione dei consumatori e concentrarsi su un&#8217;efficace lotta alle organizzazioni criminali che lucrano sul proibizionismo e che ricavano introiti dalla vendita di droghe leggere sul mercato illegale, senza per questo dover tornare alla legge precedente, la Turco-Napolitano, che ha evidentemente spianato la strada all’attuale legge.</p>
<p align="justify">Infine, soprattutto alla luce dei recenti accadimenti, fondamentale è la questione dei migranti, aggravata dalla condizione di crisi e guerra del medioriente, che riversa sulle nostre coste migliaia di profughi e rifugiati. Noi riteniamo che i diritti non possano essere legati alla nazionalità e che non debbano essere appannaggio dei soli cittadini italiani, ma siano diritti imprescindibilmente connessi alla vita di tutte e tutti, e siamo convinti del bisogno di sviluppare una nuova concezione dell&#8217;accoglienza, dell’integrazione e del multiculturalismo, nonché della necessità di chiudere Centri di Permanenza Temporanei e Centri di Identificazione ed Espulsione, che si delineano come moderni campi di reclusione, in favore di modelli nuovi ed inediti di inclusione, addirittura già sperimentati da alcuni comuni virtuosi del meridione.</p>
<p>Roma, giugno 2011</p>
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